Capital Group : In che modo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti influiscono sui mercati.

Pubblicato il 10/02/2026 - Capital International Management Company SARL
Considerando tutti gli avvenimenti attualmente in corso a livello mondiale, dalla campagna statunitense per l'annessione della Groenlandia, ai nuovi dazi nei confronti dell'Europa fino all'intervento militare in Venezuela, è possibile che gli investitori non siano ancora concentrati sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Tuttavia, questa sfida cruciale è prevista tra soli 10 mesi e la campagna elettorale entrerà nel vivo il mese prossimo, quando il presidente Donald Trump pronuncerà il discorso sullo stato dell'Unione.

“Trump utilizzerà il discorso sullo stato dell'Unione, dove può contare su un vasto pubblico, per dare il via alla campagna elettorale del 2026”, afferma Matt Miller, economista politico di Capital Group. “La sua narrazione e il programma politico che presenterà in quell'occasione saranno finalizzati ad aiutare il Partito Repubblicano a superare la consueta battuta d'arresto prevedibile per un presidente alle elezioni di metà mandato.”

Tra gli investitori la domanda sorge spontanea: in che modo le elezioni di metà mandato potrebbero influenzare il mercato azionario?

Il partito del presidente in genere perde seggi al Congresso

Variazione netta dei seggi alla Camera dei Rappresentanti controllati dal partito del presidente dope le elezioni di medio termine

Un grafico a barre mostra il numero di seggi conquistati o persi alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti durante le elezioni di metà mandato dal 1934 al 2022. Da notare la perdita di seggi da parte del partito in carica in tutte le elezioni di metà mandato, tranne in tre casi.

Fonti: Capital Group, UCSB: The American Presidency Project. Dati al 15 gennaio 2026.

Le elezioni di metà mandato si verificano per l'appunto a metà di un mandato presidenziale, nel mese di novembre, e di solito comportano per il partito del presidente un calo dei consensi al Congresso. Nelle ultime 23 elezioni di metà mandato, il partito del presidente ha perso in media 27 seggi alla Camera dei Rappresentanti e tre al Senato. Ci sono stati solo due casi in cui il partito del presidente ha ottenuto seggi in entrambe le Camere.

Questo fenomeno tende a verificarsi per due motivi. In primo luogo, i sostenitori del partito che non è al potere – in questo caso, il Partito Democratico – di solito sono più motivati a promuovere l'affluenza alle urne. In secondo luogo, il presidente tende a perdere consensi durante i primi due anni in carica, com'è successo per Trump, il che può influenzare gli elettori indecisi e delusi.

Al momento i Repubblicani controllano sia il Senato che la Camera con una maggioranza risicata. Perdere una delle due camere comprometterebbe effettivamente qualsiasi possibilità di far approvare le leggi ambiziose promosse dai Repubblicani nei prossimi due anni e metterebbe Trump sulla difensiva per il resto del suo mandato, spiega Miller.

Dal momento che la perdita di seggi è così usuale, di solito questo viene scontato dai mercati all'inizio dell'anno. Tuttavia, la portata di uno spostamento del potere politico, e delle successive ripercussioni sulle politiche, rimarrà incerta fino a fine anno, il che può spiegare le altre tendenze interessanti.

I dati storici indicano rendimenti più bassi e maggiore volatilità

Capital Group ha analizzato oltre 90 anni di dati e ha scoperto che i mercati tendono a esibire un comportamento diverso durante gli anni delle elezioni di metà mandato. Dalla nostra analisi dei rendimenti dell'indice S&P 500 dal 1930 è emerso che l'andamento dei titoli durante gli anni delle elezioni di metà mandato varia notevolmente rispetto agli altri anni.

Poiché i mercati in genere mettono a segno un rialzo sui lunghi periodi, il movimento medio dei titoli nel corso di un anno dovrebbe registrare una crescita progressiva. Tuttavia, abbiamo rilevato che nei primi mesi degli anni con elezioni di metà mandato, i titoli hanno tendenzialmente generato rendimenti medi inferiori e spesso guadagnato poco terreno fino a poco prima delle elezioni.

Negli anni delle elezioni di metà mandato, i rendimenti del mercato hanno arrancato

S&P 500 Index total returns

Un grafico a barre mostra i percentili da 10 a 90 dei rendimenti complessivi dell'indice S&P 500 dal 1930 al 2022 per gli anni delle elezioni di metà mandato e per gli altri anni, con indicazione dei rendimenti medi. Gli anni delle elezioni di metà mandato registrano una media del 4,7%, ben al di sotto della media del 9,5% relativa agli altri anni.

I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri.

Fonti: Capital Group, RIMES, Standard & Poor's. Dati al 15 gennaio 2026.

I mercati non amano l'incertezza: un adagio particolarmente calzante in questo caso. All'inizio dell'anno vi sono meno certezze riguardo all'esito e all'impatto delle elezioni, ma i mercati tendono a riprendere quota nelle settimane immediatamente precedenti le votazioni e continuano a salire alla chiusura dei sondaggi.

Nel 2025, l'indice S&P 500 ha registrato un rendimento di quasi il 18%, ma anche un notevole ritardo rispetto agli altri principali mercati mondiali. L'indice MSCI Europe ha infatti messo a segno un rendimento superiore al 35%, l'MSCI Japan ha guadagnato il 24% e l'MSCI Emerging Markets è salito di quasi il 34%.

Nonostante l'incertezza associata alle elezioni, gli investitori dovrebbero considerare i costi di rimanere in disparte o di affidarsi al market timing. Storicamente, mantenere gli investimenti si è rivelata la scelta più saggia. L'andamento dei titoli varia notevolmente durante ogni ciclo elettorale, ma la tendenza generale dei mercati nel lungo termine è positiva.

Negli anni delle elezioni di metà mandato l'incertezza politica ha influito negativamente sui rendimenti

Rendimenti medi dell'indice S&P 500 dal 1931

Un grafico a linee mette a confronto i rendimenti medi da inizio anno dell'indice S&P 500 negli anni delle elezioni di metà mandato con tutti gli altri anni da gennaio a dicembre, a partire dal 1931. La linea “Tutti gli altri anni” registra un trend in costante aumento durante tutto l'anno, mentre quella relativa all'anno delle elezioni di metà mandato oscilla tra +1% e -2% fino alla fine dell'anno, per poi registrare un rialzo nei mesi di novembre e dicembre.

I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri.

Fonti: Capital Group, RIMES, Standard & Poor’s. Il grafico mostra la traiettoria media dei rendimenti dei prezzi cumulativi dell'indice S&P 500 durante gli anni delle elezioni di metà mandato rispetto agli altri anni. Ciascun punto sulle linee rappresenta il rendimento medio da inizio anno a quel particolare mese e giorno ed è calcolato utilizzando i rendimenti dei prezzi giornalieri dal 01/01/1931 al 31/12/2025.

Detto questo, non vi è dubbio che il periodo elettorale possa essere particolarmente stressante. I candidati spesso attirano l'attenzione sui problemi del Paese e le campagne elettorali amplificano sistematicamente i messaggi negativi. Le proposte politiche possono essere poco chiare e spesso riguardano industrie o imprese specifiche.

Perciò non dovrebbe sorprendere che la volatilità del mercato sia più elevata negli anni delle elezioni di metà mandato, soprattutto nelle settimane precedenti alle elezioni. Dal 1970, gli anni di metà mandato hanno registrato una deviazione standard mediana dei rendimenti di quasi il 16%, rispetto al 13% di tutti gli altri anni.

La volatilità è stata più elevata negli anni delle elezioni di metà mandato

Un grafico a barre mette a confronto la volatilità mensile media annualizzata dell'indice S&P 500 dal 1970 al 2025 negli anni delle elezioni di metà mandato rispetto agli altri anni. Dal grafico si evince che i mesi che precedono l’Election Day negli anni delle elezioni di metà mandato presentano una volatilità media annualizzata più elevata rispetto agli altri anni.

Fonti: Capital Group, RIMES, Standard & Poor's. La volatilità viene calcolata utilizzando la deviazione standard dei rendimenti giornalieri per ogni singolo mese. La volatilità mediana per ogni mese viene visualizzata nel grafico su base annua. La deviazione standard è una misura del modo in cui i rendimenti sono cambiati rispetto alla media nel corso del tempo. Al 31 dicembre 2025.

“Non ritengo che queste elezioni saranno diverse”, afferma Chris Buchbinder, gestore di portafogli azionari. "L'anno probabilmente riserverà qualche ostacolo lungo il cammino e gli investitori dovrebbero prepararsi a una volatilità a breve termine, ma non mi aspetto che i risultati delle elezioni possano costituire un catalizzatore degli investimenti in un senso o nell'altro."

Dopo le elezioni di metà mandato, i rendimenti del mercato sono stati significativi

Il risvolto positivo per gli investitori è che i mercati hanno avuto la tendenza ad archiviare un netto rimbalzo dopo l'Election Day. Per l'intero anno successivo al ciclo elettorale i rendimenti sono rimasti tipicamente superiori alla media. Dal 1950, i rendimenti medi a un anno dopo le elezioni di metà mandato sono stati del 15,4%, quasi il doppio dei rendimenti di tutti gli altri anni su un periodo analogo.

Rendimento dei prezzi dell’Indice S&P 500 a un anno dopo le elezioni di metà mandato

Un grafico a barre orizzontali mostra i rendimenti a un anno dell'indice S&P 500 dopo ogni elezione di metà mandato negli Stati Uniti dal 1950 al 2023. Il grafico evidenzia che non sono mai stati registrati rendimenti negativi a un anno dopo le elezioni di metà mandato in questo periodo.

I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri.

Fonti: Capital Group, RIMES, Standard & Poor's. Ai fini del calcolo si utilizza l’Election Day come data di inizio in tutti gli anni delle elezioni e il 5 novembre come approssimazione per la data di inizio negli altri anni. Nel grafico sono indicati solo gli anni delle elezioni di metà mandato. Dati al 15 gennaio 2026.

Naturalmente ogni ciclo è diverso e le elezioni sono solo uno dei molti fattori che influenzano i rendimenti del mercato. Ad esempio, gli investitori dovranno valutare i potenziali effetti dei dazi, dell'inflazione e dei tassi di interesse, nonché la crescita economica globale e i conflitti geopolitici.

La conclusione per gli investitori

Non c'è niente di sbagliato nel volere la vittoria del proprio candidato preferito, ma attribuire troppa importanza ai risultati elettorali potrebbe creare problemi agli investitori. Questo perché, storicamente, le elezioni hanno avuto un impatto limitato sui rendimenti degli investimenti a lungo termine. A partire dal 1933, i mercati hanno registrato in media rendimenti a doppia cifra in diversi scenari di controllo del governo, compresi i casi in cui un singolo partito controllava la Casa Bianca ed entrambe le Camere del Congresso, il Congresso era diviso nonché quando il Congresso era controllato dal partito in opposizione a quello del presidente.

Le elezioni di metà mandato, e la politica nel suo insieme, creano molta confusione e incertezza.

Per quanto ogni tornata elettorale alimenti la volatilità, non bisogna lasciarsi spaventare. La verità è che i rendimenti azionari a lungo termine sono determinati dagli utili e dal valore percepito delle singole società nel corso del tempo. Gli investitori farebbero bene a guardare oltre gli alti e i bassi a breve termine e a mantenere un orientamento a lungo termine, indipendentemente dall'evoluzione della situazione politica in un dato anno.

Leggi l'articolo completo sul sito Capital Ideas di Capital Group


Matt Miller è un economista politico con 35 anni di esperienza e lavora per Capital da nove anni (al 31/12/2025). Ha conseguito una laurea in legge presso la Columbia e una laurea di primo livello presso la Brown University.


Chris Buchbinder è gestore di portafoglio azionario con 30 anni di esperienza nel campo degli investimenti (al 31/12/2025). Ha conseguito una laurea in economia e relazioni internazionali presso la Brown University.


Da Capital International Management Company SARL .