Rassegna Stampa 15-19 giugno 2020

Pubblicato il 19/06/2020 - Alessia Vicario
La Rassegna Stampa Quantalys: in un'unica pubblicazione le posizioni e le analisi delle varie SGR.

 

 

PICTET:"Le manovre fiscali nei paesi emergenti. Il trio travagliato: Brasile, Turchia e Sudafrica"

Gli stimoli fiscali maggiori sono stati proposti nei paesi con debito più sostenibile mentre nei paesi con maggior rischio sovrano (debito più elevato) gli stimoli sono stati più bassi. Un eccessivo stimolo fiscale rischierebbe di aumentare l'indebitamento a livelli insostenibili e di distruggere di conseguenza la valuta e l'economia, dall'altra parte con stimoli fiscali ridotti si può scatenare una crisi economica tale da ridurre i ricavi fiscali e annientare la valuta. 

Pictet analizza le manovre fiscali attuate nei diversi paesi emergenti: India, Indonesia, Malaysia, Brasile, Messico, Colombia, Turchia e Sudafrica

Il Brasile ha le maggiori esigenze di finanziamento, la Turchia è il paese più esposto agli investitori esteri, il Sudafrica sembra il paese più vulnerabile con un elevato deficit da finanziare e una porzione rilevante del proprio debito in mani estere. 

Al link Pictet.it  l’articolo completo di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet.

 

EURIZON: "Nervosismo sui mercati: prese di profitto dopo i grandi recuperi"

La settimana scorsa è stata all’insegna delle prese di profittoLa volatilità è salita (segno di nervosismo per gli investitori) le borse sono scese di nuovo, i tassi governativi sono tornati sui minimi (attenuando la volatilità) gli spread si sono allargati. La dinamica del virus continua a far notizia (a livello globale sta ancora accelerando in particolare nei paesi emergenti e negli Stati Uniti dove il rientro è più lento rispetto all’Europa ma soprattutto a macchia di leopardo). L’altro aspetto che preoccupa è il rischio della seconda ondata con alcuni focolai in Asia. Più che un ritorno della paura l’andamento negativo dei mercati è un pretesto per le prese di profitto in mercati che erano saliti tanto ed avevano prezzato le buone notizie.

Al  Eurizoncapital.it l’aggiornamento completo di Andrea Conti (Responsabile Macro Research di Eurizon Capital SGR).

 

T.ROWE PRICE: “Le azioni sono diventate troppo care?”

L’apparente contraddizione secondo cui dai minimi di marzo le azioni sono rimbalzate con forza nonostante l’elevato numero di disoccupati e l’allarmante scenario di un crollo delle aspettative sugli utili ha spinto gli investitori a chiedersi se le azioni siano diventate troppo costose. Secondo T.Rowe Price però rispetto all’alternativa bond le azioni non sono troppo costose. Nonostante le deboli prospettive economiche le valutazioni azionarie rispetto alle obbligazioni sono ancora interessanti il rendimento delle azioni anche se meno attraente in termini assoluti e nonostante il considerevole calo delle proiezioni sugli utili rimane ben al di sopra di quello dei bond e quindi il rischio aggiuntivo di possedere azioni è ancora ripagato. L’equity presenta un prezzo abbastanza ragionevole rispetto alle obbligazioni.

Al link T.Roweprice.com l’articolo completo.

 

AMUNDI: "La correzione dei mercati azionari"

I mercati azionari internazionali, dopo il recupero di oltre il 40% dai minimi di marzo, hanno accusato una battuta di arresto con una significativa correzione (S&P 500 -4,9%, EuroStoxx50 -6,8%, Londra -5,85%; meglio Giappone e mercati emergenti: Nikkei 225 -2,44% e MSCI Emerging -1,56%). Sui mercati obbligazioni governativi forte discesa dei rendimenti soprattutto sui comparti lunghi (rendimento Treasury decennale -20 punti basi e Bund decennale tedesco -16 punti base). Allargamento degli spread dei paesi periferici dell’area euro nei confronti della Germania (spread Italia +20 punti base). Sulle materie prime male il petrolio (Brent -8,44%) bene l’oro (+2,7%). Sul fronte delle divise internazionali il dollaro USA dopo una forte volatilità è riuscito a recuperare terreno chiudendo in lieve rialzo nei confronti dell’euro.

I tre motivi della correzione:

  • Il discorso del presidente della FED Jerome Powell (mercoledì 10) che, dopo i lavori del federal open market committee (organo di politica monetaria della FED) ha dipinto un quadro per l’economia statunitense piuttosto cupo: la ripresa economica, dopo la battuta d’arresto del primo semestre, sarà molto lenta così come la riduzione della disoccupazione che ha raggiunto picchi del 14%;
  • la seconda ragione è legata a questioni europee: la riunione dell’Eurogruppo con i ministri dell’economia e finanza dell’UE (giovedì 11) per discutere in merito alla proposta della Commissione Europea sul Next Generation UE da sottoporre al consiglio europeo per l’approvazione il 18 giugno. Il ministro delle finanze tedesco Scholz ha proposto di ridurre l’ammontare del Next Generation EU da 750 mld a 500 mld suscitando timori soprattutto nei paesi periferici;
  • la terza ragione è strettamente legata al virus con l’aumento del numero dei contagi ancora preoccupante in molti paesi (Stati Uniti, Brasile, India e Russia) ciò fa temere che si possano verificare nuove misure di restrizione che rallenterebbero la ripresa economica.

Al link Amundi.it l'aggiornamento completo. 

 

CREDIT SUISSE: “Le obbligazioni societarie in valute forte dei mercati emergenti e le opportunità in America Latina”

La crescita che si è verificata in America Latina negli ultimi anni (i bilanci aziendali si sono rafforzati e le capacità di generare flussi di cassa è migliorata) è stata accompagnata da un’assenza di crescita di indebitamento. Oltre alla crescita senza indebitamento il debito a breve risulta ridotto rispetto al debito totale e quindi il rischio di rifinanziamento è basso. Nel mondo obbligazionario dei mercati emergenti quello dell’America Latina è il più longevo e maturo e vi è quindi un track record comprovato nella gestione della crisi. Gli investitori che operano in questo settore sono sofisticati ed esigono elevati livelli di trasparenza. Tutto questo ha contribuito alla creazione di un settore high yield molto robusto con un’elevata remunerazione.

L’ America Latina è rinomata per la presenza di risorse naturali oltre al petrolio presenta infatti una gamma diversificata di materie prime: oro, ferro, rame, soia, cellulosa, carta e proteina. Il settore alimentare ha dimostrato di essere immune alla crisi ad es. si è verificato un eccesso di domanda di carne e dei sui derivati ed i produttori brasiliani che operano su scala mondiale stanno riuscendo a soddisfarla traendone beneficio. Oggi l’America Latina offre un contesto in cui molto emittenti hanno un’impronta globale e generano buona percentuale dei ricavi in dollari USA partendo da una base di costo in valuta locale. I premi al rischio più alti hanno inoltre generato rendimenti maggiori e aumentato il carry rispetto ad altri mercati di obbligazioni societarie.

Al link Creditsuisse.com l’intervista completa a Claudia Von Waldkirch Senior Portfolio Manager.

 

FIDELITY: “Entro i prossimi 10 mesi l’attività tornerà a livelli pre Covid”

Secondo la Fidelity Pulse Survey di giugno nella maggior parte dei settori e delle regioni, seppur con velocità diverse, l’attività dovrebbe tornare in meno di un anno a un livello stabile e da li crescere oltre i livelli pre Covid entro la fine del 2021. Quello che emerge è un crescente ottimismo sul percorso dell’epidemia. Nonostante i dati economici difficili cominciano ad emergere alcuni elementi positivi (la Cina sta guidando la ripresa i mesi attesi per raggiungere la stabilità sono pari a 6 rispetto ai 10 medi). I principali indicatori all’interno di tutti i settori sono positivi in particolare nel settore energetico grazie alla stabilizzazione del prezzo del petrolio. Quando la crisi Covid passerà e l’attività economica si stabilizzerà i livelli saranno sicuramente inferiori rispetto al 2019: a livello globale, rispetto ai livelli pre-Covid, l’attività sarà inferiore del 2,9%, in Cina del 2% e in Europa del 4,4%. Per quanto riguarda i settori vi è un’attesa della crescita dei settori dell’IT e della sanità di oltre 10% il doppio rispetto alla media globale pari a circa il 5%. I fattori ambientali, sociali e di governance stanno avendo la precedenza rispetto alla massimizzazione del profitto. È cresciuta l’attenzione alle questioni sociali e questa tendenza durerà più a lungo dell’epidemia Covid.

Al link Fidelity.it la Fidelity Pulse Sruvey di giugno.

 

DWS: “Dividendi ai tempi del Coronavirus”

Thomas Schuessler, Gestore del DWS Invest Top Dividend analizza quali sono i settori e le aree più colpite dal taglio o addirittura dall’azzeramento dei dividendi e quali invece anche i tempi di coronavirus distribuiscono dividendi.

Tipicamente le società con modelli di business ciclici si trovino ad affrontare una riduzione dei profitti e di conseguenza a ridurre o azzerare i dividendi ma ci sono altre che continuano a distribuirli o addirittura ad aumentarli. I settori che non offrono speranze in termini di dividendi sono le banche dell’Eurozona (a causa di vincoli normativi) e le società che durante l’emergenza hanno ricevuto aiuti pubblici. I settori ciclici non sono stati colpiti allo stesso modo. Ad es. produttori automobilistici, fornitori del settore auto e società industriali, turismo, aviazione, moda hanno già ridotto o annullato i dividendi ma nell’ambito dell’energia e delle materie prime sono state impattate poche società, alcuni settori come il sanitario, i consumi non ciclici, le telecomunicazioni, le società assicurative e quelle regolamentate che forniscono servizi di pubblica utilità potrebbero addirittura distribuire dividendi più elevati rispetto allo scorso anno. Se la situazione attuale non dovesse peggiorare i tagli ai dividendi sarà probabilmente simile a quelli registrati nella crisi del 2008-2009 (25% delle società a livello globale diminuì o sospese la distribuzione dei dividendi) mentre il calo dei profitti è stimato intorno al 40,50%. A livelli di aree geografiche alcune regioni sono più colpite di altre: circa il 20% delle aziende statunitensi ridurrà i dividendi, in Europa la percentuale stimata è pari al 40.50%.

Al link DWS.com l’articolo completo.

 

MORGAN STANLEY : “Le debolezze fondamentali cominciano a farsi sentire”

Morgan Stanley rimuove il sottopeso alle azioni dell’Eurozona, alle azioni giapponese e all’High Yield europeo e il sovrappeso ai Treasury statunitensi, beni di consumo primari e azioni brasiliane. Sui titoli rischiosi continua a privilegiare le regioni con maggiori controlli sul virus e il credito rispetto alle azioni in quanto seppur non economico sta mostrando prezzi migliori.

Gli elementi che giustificano il passaggio da sottopeso a neutrale:

Azioni dell’Eurozona: il turismo sta riaprendo più velocemente del previsto, l’impatto sul Pil potrebbe essere meno grave e i controlli sul virus riducono il rischio di una nuova escalation. Durante la ripresa l’elevata esposizione dell’Europa ai titoli ciclici, finora un ostacolo, potrebbe essere favorevole. Elementi positivi anche sul fronte delle politiche europee (Recovery fund dell’UE di ampiezza superiore del previsto e estensione del QE della BCE). Azioni giapponesi: il Giappone già al massimo sul fronte degli stimoli monetari, con le recenti misure fiscali risulta oggi al pari dei paesi sviluppati anche sul fronte fiscale. Anche le misure sul contenimento del virus sembrano credibili. Il Giappone ha inoltre un’esposizione ridotta al turismo rispetto all’ UE o agli stati uniti. Altro fattore positivo è la resilienza dei dividendi delle società giapponesi.  High Yield europeo: con la ripresa delle economie i flussi dei fondi HY europei dovrebbero lentamente aumentare, il rapporto dello spread tra l’High Yield statunitense ed europeo tende ad essere stabile in quanto dopo i sell off di marzo si sono compressi.

Gli elementi che giustificano il passaggio da sovrappeso a neutrale:

Treasury USA 10 anni: hanno finora performato meglio della maggior parte delle asset class obbligazionari e sebbene ci possa essere spazio per un ulteriore rialzo è il momento di muoversi verso titoli come il credito che hanno ancora margine di ripresa. Beni di consumo primari: nell’ultimo mese i titoli difensivi si sono indeboliti e i ciclici hanno registrato buoni risultati, con la ripresa probabilmente questa asset class sottoperformerà. Azioni brasiliane: le performance su questa asset sono notevolmente aumentate e pertanto la crescita a breve termine è limitata, la combinazione tra il forte rally e il crescente rischio di un nuovo lockdown ha spinto a chiudere il sovrappeso.

Al link MorganStanley.com l’articolo completo.

 

PIMCO: "L’economia ha avuto una caduta rapida come una discesa in ascensore, ma la ripresa sarà lenta come una risalita per le scale"

Il ritorno ai livelli di attività economica pre-crisi verosimilmente non avverrà prima del 2022.

La fine o l’allentamento delle misure di lockdown portano ad un evidente rimbalzo dell’attività economica nel breve termine, ma la risalita successiva sarà probabilmente lunga e faticosa a causa di diversi motivi: il distanziamento sociale sarà necessario e probabile fintantoché non ci sarà una cura per il virus disponibile per tutti; le riaperture disomogenee per paese, regione e settore compromettono le filiere produttive internazionali e nazionali; la riallocazione del lavoro e del capitale dai settori e dalle imprese che saranno perdenti a quelli vincenti è un processo che richiede tempo e può persino essere ostacolato da politiche che tengono in vita imprese “zombie”; il fardello del debito per imprese e famiglie in conseguenza della recessione verosimilmente peserà sulla capacità di spesa dei consumatori e sulla capacità di effettuare investimenti da parte delle imprese nel prossimo futuro.

Un miglioramento delle prospettive future potrebbe presentarsi solo in caso di un vaccino disponibile in tempi brevi e commercializzabile su larga scala. Al contrario un peggioramento delle stesse prospettive potrebbe presentarsi con una seconda ondata di contagi nel periodo autunnale – invernale. Al fattore pandemico è necessario anche aggiungere il rischio del riemergere delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.

Nonostante la maggior parte dei previsori economici pare condividere l’incertezza e i rischi futuri i mercati degli attivi rischiosi hanno avuto un rally molto deciso rispetto ai minimi di marzo. Come mai? La spiegazione più plausibile sembra essere che i mercati finanziari trovano notoriamente difficile prezzare l’“incertezza radicale” e pertanto tendono a ignorarla e trarre i loro spunti da fattori più noti e più facilmente osservabili come le risposte delle banche centrali e dei governi che sono state celeri e poderose.

Al link Pimco.it l’articolo completo.

Da Alessia Vicario - Analyst presso Quantalys Italia.