Rassegna Stampa 20-24 luglio

Pubblicato il 23/07/2020 - Alessia Vicario
La Rassegna Stampa Quantalys: in un'unica pubblicazione le posizioni e le analisi delle varie SGR

ANIMA: “Recovery fund: un gigantesco passi in avanti”

Il consiglio europeo ha trovato un accordo sul fondo per la ripresa da 750 miliardi. È una buona notizia per gli investitori? È un’ottima notizia in quanto rispetto a quanto vissuto negli ultimi anni è un gigantesco passo in avanti da parte dell’Europa (finanziamenti europei, comunitari, un programma distribuito fra aiuti e possibilità di indebitamento a tassi bassi) è un importante passaggio in termini di prospettiva comunitaria sulle finanze.

Cosa prevede in concreto l’accordo dei paesi UE? L’accordo prevede 2 componenti principali (da un lato una componente di aiuti che verranno dati ai paesi più colpiti dalla pandemia, dall’altro la possibilità di ottenere prestiti a tassi più bassi che rappresenta un vantaggio per i paesi che hanno uno spread di rendimento rispetto alla media dei paesi europei). All’Italia spetta una parte importante del piano: circa 80 miliardi sulla prima componente e più di 120 sulla seconda.

Sul fronte della pandemia, la crescita dei contagi e livello mondiale resta forte. Quanto preoccupano i dati? I dati sono preoccupanti da un punto di vista di sistema sanitario. Gli Stati Uniti sono in forte difficoltà perché la curva dei contagi sta crescendo molto vigorosamente, occorre capire quale sarà l’effetto di questi nuovi contagi sui differenti sistemi economici ed in particolare sul sistema economico americano che ha reagito prontamente ma che evidentemente si trova oggi in una prima o seconda onda molto più potente.  

In che modo è cambiato il posizionamento dei fondi Anima? I nostri temi di investimento di medio termine restano per es. sul mercato azionario la tecnologia perché non ha grossi effetti negativi dovuti al virus ma bisogna essere dinamici nel posizionamento. Sui titoli italiani abbiamo avuto un bias positivo su tutto il periodo lo spread si è molto ristretto il mercato ha performato bene e nel momento in cui la notizia del recovery fund è diventata ufficiale abbiamo un po' chiuso le posizioni, quindi in questa fase cerchiamo di essere più tattici che fondamentali.

Al link Animasgr.it l’intervista completa a Filippo Di Naro Direttore Investimenti di Anima SGR.

 

INVESCO: “Fine primo tempo”

Il 2020 è stato un anno complicato, per gli investitori e non solo. I primi sei mesi del 2020 ce li ricorderemo a lungo. La pandemia di Covid-19 ha influito sui movimenti dei mercati finanziari spaccando di fatto il semestre a metà: un primo trimestre di crolli e un secondo trimestre di potenti rimbalzi.  C’è un contrasto stridente fra il rimbalzo dei mercati e il fatto che l’economia globale sia entrata da poco in una fase di recessione in molti Paesi.  Può essere utile osservare la dinamica di alcuni cicli di mercato passati per notare eventuali parallelismi. Prendendo in considerazione l’indice S&P 500, che rappresenta il mercato-guida globale si osserva che l’andamento del 2020 dal picco di fine febbraio assomiglia moltissimo a quello del 1998 e 1999. In entrambi quegli anni, l’S&P 500 ha chiuso l’anno a livelli superiori al picco precedente.

Le differenze principali – non da poco – tra il 2020 e la fine dello scorso millennio sono: né nel 1998 né nel 1999 l’S&P 500 era entrato in un bear market, poiché la discesa non aveva raggiunto il -20%;

le valutazioni non erano basse, soprattutto nel 1999, ma neppure alte quanto oggi; l’economia a stelle e strisce non era caduta in recessione, cosa accaduta invece quest’anno.

Un’altra preoccupazione legittima nel paragonare il 2020 al 1998 o al 1999 è che non solo il rialzo, che oggi può apparire poco “razionale” in quanto slegato dai fondamentali e con livelli valutativi molto elevati, è proseguito fino al Marzo 2000 ma è terminato con una bolla speculativa, forse la più grande della storia moderna. Le perdite dell’S&P 500 nel 2000, dal picco di marzo, allo scoppio della bolla tecnologica, non sono state catastrofiche, ma relativamente tollerabile -15% circa. Il bear market dell’S&P 500, durato due anni interi e che ha portato a perdite molto più ingenti è cominciato dopo. Se l’S&P 500 recuperasse i massimi storici di febbraio e li superasse, sarebbe non solo il recupero da un bear market più veloce della storia, ma anche un accadimento assai raro che, dopo il rimbalzo “meccanico” dai minimi della prima fase di discesa che porta in un bear market e un periodo di stabilizzazione, non ritornasse a scendere e a riavvicinarsi ai minimi. I mercati azionari, dopo la batosta di febbraio e marzo hanno recuperato, pensare a pareggiare o a ribaltare il risultato nel secondo tempo richiede ottimismo, ma non sforzi straordinari di fantasia.

Al link Invesco.it l’articolo completo di Luca Tobagi Investment Strategist, Product Director

 

SCHRODERS: “Mercati emergenti 5 motivi per scegliere un gestore attivo”

Perché scegliere un gestore attivo sui mercati emergenti?

  1. I gestori attivi nei mercati emergenti possono capitalizzare sull’evoluzione dell’indice. Le opportunità sono in continua evoluzione la capacità degli investitori attivi di anticipare i cambiamenti dell’indice può fare la differenza, i fondi attivi possono entrare in un mercato in anticipo rispetto alla sua inclusione dell’indice senza aspettare una specifica data.
  2. Il dominio degli investitori retail. L’alta percentuale di investitori retail nell’azionario emergente rappresenta un fattore positivo in quanto generalmente la presenza in un mercato di una maggiore percentuale di investitori istituzionali rende quel mercato più efficiente e riduce le opportunità per gli investitori attivi. Questa percentuale è in media più bassa nell’azionario paese emergenti rispetto a Usa e Paesi Sviluppati.
  3. Le performance nei mercati emergenti sono eterogenee, un’opportunità per i gestori attivi. I paesi emergenti sono molto diversi e si trovano in fasi di sviluppo differenti, a causa di questa diversità in questi mercati lo spread dei rendimenti è costantemente ampio questo offre ai gestori attivi opportunità di generare rendimenti superiori alla media.
  4. Una migliore integrazione dei criteri ESG. La disclosure delle società nei mercati emergenti è in alcuni casi bassa e poco regolamentata, gli standard variano notevolmente. L'integrazione dei fattori ESG rappresenti un valore aggiunto per i gestori attivi.
  5. Le performance dei fondi attivi sui mercati emergenti sono migliori Analizzando un campione di 222 fondi azionari attivi sui mercati emergenti (per un totale di 350 miliardi di dollari di asset gestiti) su un orizzonte di 5 anni circa due terzi dei gestori attivi ha sovraperformato rispetto ai prodotti passivi al netto delle fee di gestione istituzionali. Anche per gli investitori retail, nonostante le commissioni più elevate, e con una certa due diligence, ha senso scegliere un gestore attivo nei mercati emergenti.

 

Al link Schroders.com l’articolo completo di Kirsty McLaren Investment Director, Emerging Market Equities

 

T.ROWE PRICE: ASSET ALLOCATION GLOBALE DI LUGLIO 2020

Double dip? Con il coronavirus in fase di contenimento (Europa, Asia e alcuni parti degli Stati Uniti) la sensazione è che il peggio sia ormai alle spalle. Molti sperano ancora in una ripresa economica a “V” (dati economici incoraggianti, supporto monetario e fiscale aggressivo, migliori condizioni di liquidità e assenza di inflazione). La ripresa a “V” potrebbe però diventare a “W” (double dip) in quanto il mancato contenimento dei nuovi focolai (es. Stati Uniti) unito a un altro lockdown sarebbe un colpo terribile per un’economia che sta già affrontando una forte contrazione e la seconda ondata potrebbe paralizzare gli investimenti delle imprese e il comportamento dei consumatori.

Alimentare il rally. Il rimbalzo del petrolio, partito dai minimi di aprile, è ancora in atto. I prezzi sono vicini ai 40 dollari al barile, ma sempre al di sotto dei livelli pre-crisi. La domanda globale di petrolio è scesa di quasi il 30% su base annua, mentre l'attività economica si è fermata in tutto il mondo, le tensioni tra Russia e OPEC+ sulla quota di mercato si sono acuite. La conseguenza è stata un aumento dell'offerta e un'ulteriore pressione al ribasso sui prezzi. Con l'allentamento delle misure restrittive imposte dalla pandemia, i prezzi sono rimbalzati. Occorre considerare che se una seconda ondata di coronavirus porrà fine al rimbalzo dei prezzi del petrolio, le speranze di una rapida ripresa nel settore energetico potrebbero essere infrante (i fallimenti stanno aumentando e le economie esportatrici di energia devono affrontare forti pressioni fiscali).

 Il dollaro si ferma qui? Il dollaro USA, tradizionale bene rifugio, è stato piuttosto volatile, complice da un lato il miglioramento dei dati economici globali e dall'altro lato la ripresa delle infezioni da coronavirus. Nell'ultimo trimestre, il Dollar Index è sceso di quasi il 3% ma non mancano fattori di rischio che potrebbero portare a un'inversione di tendenza del dollaro. Una seconda ondata di coronavirus, l'incertezza sulle elezioni presidenziali USA e il riaffiorare delle tensioni con la Cina potrebbero far tornare gli investitori verso il dollaro. Un dollaro più debole potrebbe rappresentare una tregua per le economie dei mercati emergenti (e per le loro valute).

Al link T.Roweprice.com l’articolo completo.

 

KAIROS: Le prospettive per i portafogli obbligazionari tra banche centrali e consiglio europeo

Cosa è emerso e quali sono gli impatti sui mercati finanziari dei 2 appuntamenti istituzionali in Europa (riunione BCE e consiglio europeo)? L’appuntamento della BCE è stato come nelle previsioni un non evento in quanto aveva fatto già tanto nei mesi passati ora con l’approvazione e formalizzazione del recovery fund sembra che anche la parte politica faccia il proprio ruolo in maniera incisiva e determinante. Negli altri paesi Cina, Giappone, Gran Bretagna, Stati Uniti c’è sempre stato dall’inizio della pandemia un coordinamento tra banche centrali e governi, in Europa è mancata all’inizio la parte politica il recovery fund invece è un buon deal (contiene una corretta proporzione tra prestiti e fondi che non dovranno essere rimborsati a vantaggio quindi dei paesi periferici, è un meccanismo leggero, snello). La reazione dei mercati è sicuramente positiva, nella giornata di lunedì i mercati scommettevano sull’approvazione del recovery fund. L’Europa è stata penalizzata fino a questo punto, lo S&P da inizio anno è leggermente positivo mentre l’Europa è in negativo tra il 9 e il 10%. L’altro beneficiario è l’euro che è impostato su un percorso di risalita nei confronti del dollaro americano.

Dopo l’estate è possibile aspettarsi ulteriori interventi da parte delle Banche centrali? Le BC sono state le prime ad intervenire sui mercati evitando così di far esplodere anche uno shock finanziario dalla crisi dell’economia reale e sanitaria. Gli interventi delle BC e poi dei governi hanno rappresentato una scialuppa di salvataggio per i mercati che sono rimbalzati e non sono ormai troppo lontani dai livelli pre-covid. Resta sempre presente, come ripetuto da Powell e da La Lagarde, la PUT OPTION delle banche centrali pronte a intervenire qualora le condizioni dell’economia reale dovessero peggiorare. Nel momento in cui il mercato corporate degli stati uniti ha avuto un po' di volatilità la FED è subito intervenuta modificando alcuni punti del piano di programma di acquisto dei corporate bond.

Quali sono le scelte di Kairos sui portafogli obbligazionari? Nel mese di gennaio avevamo scaricato tantissimi rischi, tutto il mondo del credito era Price to Perfection quindi prezzato alla perfezione e quindi con il pesante sell off di febbraio e inizio marzo avevamo un’altissima percentuale di liquidità che abbiamo poi impiegato quando abbiamo verificato che si era andati un po' in over shooting e quindi si stava esagerando perché il mercato prezzava quasi la fine del mondo.  Da metà marzo abbiamo rimpostato i portafogli su una direttrice di rischio medio alta andando a scegliere emissioni di qualità alta investment grade (le valutazioni rispetto ai fondamentali erano completamente sconnesse) segmento che non avevamo toccato per anni ritenendolo ipercomprato ed eccessivamente complesso. Oggi che in quella parte di mercato le valutazioni sono rientrate in un range corretto stiamo prendendo profitto su quella parte di segmento e reimpostando verso la parte a beta maggiore (corporate ibridi e subordinati finanziari).

Al link Kairospartners.com l’intervista completa a Andrea Ponti, Fixed Income Portfolio Manager.

 

GAM: stiamo entrando in una fase di "ripresa della crescita" per le economie e i mercati?

Gianmarco Mondani illustra le opportunità long/short nei mercati azionari europei e discute se ci stiamo avvicinando verso una fase di ripresa dopo Covid-19.

Stiamo entrando in una fase di ripresa della crescita per i mercati e le economie? Nel breve termine, i dati provenienti dalla Cina e dagli Stati Uniti indicano una ripresa rapida dei consumi che in alcune aree sono tornati ai livelli prima della crisi. Pur volendo essere ottimisti dobbiamo ammettere che persistono dei rischi. Il potenziale ritorno ai lockdown è un rischio elevato, senza considerare ciò che potrà accadere una volta che i governi sospenderanno gli aiuti.

Quali sono le implicazioni per l’asset class che segue? Potrebbe delinearsi un netto divario tra vincitori e vinti. Alcune società hanno ottenuto qualche effetto positivo dalla crisi, per esempio le società tecnologiche o il settore sanitario. Invece molte imprese sono state colpite da fattori di tipo sia ciclico che strutturale. Le aziende europee potrebbero riportare un calo degli utili del 40% (in particolare per alberghi, catering e società immobiliari nel campo degli uffici, che recupereranno con lentezza). È una situazione analoga a quella che si è andata delineando alla fine delle ultime due crisi. Dopo la bolla tecnologica del 2000, il settore tech non ha beneficiato del rally e ha riportato una performance strutturale più contenuta per cinque anni. Lo stesso è accaduto dopo la crisi finanziaria, quando le banche e le società finanziarie hanno registrato performance fortemente negative, non riuscendo a sfruttare la fase rialzista del mercato negli anni seguenti. Ciò potrebbe accadere anche oggi ai segmenti che hanno risentito maggiormente della crisi. La differenziazione tra i titoli con utili robusti e quelli potenzialmente problematici potrebbe generare opportunità per le strategie di investimento long/short.

 

AMUNDI: La settimana dei mercati

La settimana scorsa si è comunque rivelata una settimana positiva per i mercati internazionali (mercato americano +1,25%, mercati europei +2,1% dell’Eurostoxx 50 con il mercato italiano che ha chiuso a +3,3% risultando il migliore dell’area euro, in rialzo anche il mercato giapponese +1,8% mentre i mercati emergenti hanno ripiegato con la discesa del -1,33% dell’indice MSCI Emerging trainato al ribasso soprattutto dalla Cina che ha ripiegato del -4,5% dopo le prese di beneficio della settimana precedente). Settimana tranquilla sui mercati obbligazionari governativi (rendimenti in lieve calo negli Stati Uniti e in lieve rialzo in Germania), invariato lo spread italiano in attesa dell’esito del consiglio Europeo. La BCE ha lasciato invariati i tassi così come il piano di acquisto legato all’emergenza pandemica in attesa di vedere le evoluzioni politiche e macroeconomiche.

Per quanto riguarda le materie prime: invariato il prezzo del petrolio (Brent a 43,14 dollari al barile), prosegue il rialzo dell’oro (+0,56% in settimana superando quota 1800 dollari). Sul fronte delle divise internazionali prosegue la fase di indebolimento del dollaro USA nei confronti dell’Euro.

La settimana si apre all’insegna dell’incertezza visto che l’accordo tra i paesi dell’Unione Europea non è stato ancora raggiunto ma i mercati sembrano reagire in modo relativamente tranquillo evidentemente per l’attesa su un accordo dell’ultima ora. Dal punto di vista macroeconomico sono attesi i dati sulla bilancia commerciale giapponese di giugno, sulle vendite di case negli Stati Uniti, indici PMI flasch di luglio per l’Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti che dovranno verificare la sostenibilità del rimbalzo delle economie in un contesto che vede un miglioramento dei dati macroeconomici ma caratterizzato ancora da una diffusione preoccupante dei contagi da coronavirus.

Al link Amundi.com l’aggiornamento di Giordano Beani.

Da Alessia Vicario Financial Data Analyst presso Quantalys Italia.