Rassegna stampa marzo 2021

Pubblicato il 26/03/2021 - Alessia Vicario e Marco Chinaia
La Rassegna Stampa Quantalys: in un'unica pubblicazione le posizioni e le analisi delle varie SGR

 

 

AMUNDI: “Non rinunciate alle valutazioni dei fondamentali”.

A distanza di un anno dall’inizio della pandemia da Covid – 19, che ha sconvolto e cambiato la vita di milioni di persone, i mercati finanziari sembrano essere riusciti ad archiviare questo evento drammatico registrando una temporanea marcia indietro, rapidamente recuperata, dal momento che la maggior parte delle attività rischiose sono state in grado di registrare nuovi massimi. Permangono le speranze di un vaccino efficace in grado di salvare l'economia globale e oscurare i recenti dati economici e le incertezze legate al ciclo virale.

Il forte rally dei mercati azionari nel 2020, nonostante il contesto sfidante sul piano dell'economia e della salute per via della pandemia da Covid-19, ha creato una crescente divergenza tra il comportamento del mercato e la realtà economica visto che le attività finanziarie hanno continuato a mettere a segno una performance eccellente.

Questa divergenza rappresenta il primo punto di svolta che gli investitori si trovano a dover affrontare quest’anno, caratterizzato da un’ulteriore decelerazione dell'attività economica (soprattutto in Europa dove in questo primo trimestre 2021 le misure di lockdown stanno riportando l'economia in fase recessiva), mentre i mercati continuano a scontare un’accelerazione della crescita trainata dall’implementazione delle campagne vaccinali.

In questo scenario, gli interrogativi principali di Amundi sono due: questo rally si concluderà o è destinato a continuare? In che modo è possibile giustificare un prolungamento di questo trend agli attuali livelli di valutazione?

 

Al link Amundi.it il documento completo a cura di P. Blanqué e V. Mortier, Chief Investment Officer di Amundi

 

EURIZON: “La settimana dei mercati: I tassi americani sono il barometro della ripresa” (22.03.2021)

L’ultima settimana di marzo vede ancora una volta protagonisti i tassi americani. In particolare, le scadenze decennali dei titoli americani sono tornate ad essere il barometro con cui misurare l’andamento delle aspettative in relazione alla ripresa economica americana.

La curva dei tassi americani ha visto la componente a due anni, grazie al presidio della Fed, rimanere invariata, mentre la componente decennale ha proseguito nel percorso di normalizzazione iniziato ad inizio marzo 2021, chiudendo la settimana poco sopra al livello di + 1,70%. La normalizzazione dei tassi europea risulta ancora piuttosto indietro, infatti i tassi tedeschi sono rimasti invariati sui livelli della settimana precedente.

Il mercato azionario, dopo i buoni ritorni nella settimana passata, ha visto prevalere la prudenza con tutti i principali listini di Borsa che hanno confermato i livelli della settimana precedente, nell’attesa di verificare con maggiore chiarezza se l’aumento dei tassi potrà proseguire in modo graduale o se invece si manifesterà un movimento più rapido e più intenso capace di portare ad un nuovo incremento della volatilità.

Volatilità che rimane sicuramente correlata all’andamento delle campagne vaccinali, che in alcune aree (es. Europa) procedono più lentamente del previsto.

Rallentamento che non riguarda gli USA che proseguono senza rilevanti intoppi sul percorso di ripresa. La Fed in settimana ha effettuato significative revisioni al rialzo sullo scenario, mantenendo invariate le stime sui tassi, sia di breve, che di medio – lungo periodo. Gli stimoli fiscali che si dimostrano al momento essere tra i più importanti nella storia recente americana, uniti al positivo andamento dei vaccini, hanno portato la Fed a alzare le stime di crescita per il 2021, fino a portarle al 6,5% (dal +4,2% previsto lo scorso dicembre). 

Lo scenario di normalizzazione è quindi evidente ma procede con velocità diverse tra le varie aree geografiche e dipende direttamente e in maniera forte dall’andamento dei vaccini.

 

Al link EurizonCapital.com il video a cura di S. Cucchi, Macro Research di Eurizon Capital SGR

 

INVESCO: “Società cinesi nel settore della sanità: una forza crescente per l’innovazione globale”.

Negli ultimi anni, il sistema sanitario cinese è stato oggetto di profonde riforme. Il maggiore impatto è stato esercitato dalle misure volte a stimolare l’innovazione, in particolare sul fronte della ricerca e dello sviluppo (R&D) in campo farmaceutico. Ciò ha determinato una forte espansione dell’ecosistema R&D farmaceutico. In questo contesto di riferimento si prevede che le riforme saranno capaci di conferire una dinamica favorevole al settore nel prossimo decennio.

Invesco ritiene che le aziende biotecnologiche cinesi e i loro partner R&D in outsourcing, oltre a trasformare la dinamica interna, siano destinati a svolgere un ruolo crescente a livello globale.

Le aziende biotecnologiche cinesi sono ora in grado di rispettare i criteri di innovazione definiti dalle autorità regolatorie globali, come la statunitense FDA e l’Agenzia europea per i medicinali (EMA): ciò significa che potranno continuare a ottenere approvazioni di nuovi farmaci in altri Paesi. È importante sottolineare che le aziende biotecnologiche cinesi stanno diventando partner di primo piano per le multinazionali farmaceutiche e le imprese biotecnologiche che intendono accelerare le attività R&D in Cina e nel mondo. Questa presenza globale è quindi senza precedenti.

Quale sarà l’approccio di Invesco per questo segmento?

 

Al link Invesco.it l’articolo completo a cura di J. Leverenz, CIO Developing Markets Equities, Senior Portfolio Manager

 

KAIROS: “I bond scenderanno ancora? L’azionario continuerà ad apprezzarsi?”.

Due domande per comprendere l’andamento delle principali asset class di investimento. Il messaggio è positivo e le correzioni, anche se modeste, dovranno essere viste come occasioni di acquisto, soprattutto nel caso di un ciclo di ripresa lungo come quello che stiamo attraversando.

I rendimenti dei bond con le scadenze più lunghe, dai 7 ai 10 anni, continueranno a salire, ma limitatamente a quelli denominati in dollari. Questo è principalmente dovuto a due fattori: la straordinaria portata degli stimoli fiscali americani, che porteranno l’inflazione a salire e poi al desiderio da parte della Fed di vedere l’inflazione all’interno di un range che va dal 2%-3%, (circa +1% rispetto al livello odierno).

L’aggiustamento dei bond in dollari alla nuova realtà è già iniziato a grande velocità ed è destinato a rallentare ma non a fermarsi.

In Europa, l’erosione dei prezzi dei bond sarà modesta e addirittura inavvertibile per le scadenze sotto i 5 anni. La BCE infatti, attuerà il c.d. controllo di curva, acquistando titoli, così da mantenerne il prezzo sostanzialmente invariato.

Il rischio dei rendimenti obbligazionari non comprometterà il grande bull market azionario iniziato nel maggio del 2020, lo renderà irregolare, ma la ripresa degli utili sarà tale da garantire spazio per ulteriori rialzi da qui alla fine dell’anno.

Rimangono da privilegiare i settori ciclici, legati alle materie prime, alla ripresa dei consumi e al settore dei servizi finanziari. I settori tipicamente di crescita come i tecnologici osserveranno un andamento per lo più laterale e irregolare, saranno per qualche tempo da sottopesare.

In questo contesto, risulta utile tenere a mente una regola che ha sempre funzionato, in presenza di una ripresa ciclica forte è assolutamente fisiologico che vi sia una certa pressione sui bond, come è altrettanto fisiologico che l’azionario, in alcuni momenti, sarà attraversato da fasi di timore, derivanti dagli effetti che un rialzo dei tassi potrebbe avere sul costo del debito per le aziende e sul pricing delle azioni rispetto ai bond.

Storicamente questi timori hanno portato a correzioni azionari nell’ordine del 10%-15%. In questo caso che tipo di correzioni dovremmo aspettarci? In un ciclo di ripresa che si profila lungo, quanto dureranno le correzioni? Dovranno essere viste come occasioni di acquisto?

 

Al link Kairos.it il podcast completo a cura di A. Fugnoli, Strategist presso Kairos

 

T.ROWEPRICE: “Voto a favore o contrario? L’anno delle risoluzioni degli azionisti”.

Nel contesto dei crescenti inviti al settore privato per affrontare in modo costruttivo le sfide ambientali, sociali e di governance – ESG, le risoluzioni degli azionisti possono essere uno strumento importante per persuadere le aziende a concentrarsi maggiormente sulle sfide più importanti per la collettività. Il 2020 ha presentato una serie di temi da considerare.

Secondo T. Rowe Price il voto per delega (proxy voting) è un aspetto cruciale per le responsabilità di gestione per conto dei clienti. Infatti, il voto rappresenta sia i privilegi sia le responsabilità che derivano dalla partecipazione al capitale di una società. L’obiettivo perseguito è quello di esprimere i voti a sostegno di un percorso in grado di promuovere un successo sostenibile a lungo termine per l’azienda e i suoi investitori.

T.RowePrice pensa al voto per delega come un bene appartenente ai clienti che aderiscono ad una strategia di investimento. Questo significa che i fund manager sono responsabili finali delle decisioni di voto nell’ambito delle strategie che essi gestiscono. Per adempiere a questa responsabilità ricevono raccomandazioni e supporto da una serie di risorse interne ed esterne.

Tuttavia, in un contesto in cui i grandi azionisti istituzionali sono spesso valutati da terze parti in base alla frequenza con cui votano contro le raccomandazioni del board, T.RowePrice desidera essere chiara dicendo: “…non è nostro obiettivo utilizzare il voto per creare conflitti con le società in cui investiamo per conto dei nostri clienti. L'obiettivo, invece, è utilizzare la nostra influenza, per aumentare la probabilità che la società performi meglio dei suoi competitor, aiutando i nostri clienti a raggiungere i loro obiettivi di investimento.

Il voto per delega è un importante diritto degli azionisti, ma il suo potere può essere esercitato solo un giorno all'anno, quando la società convoca l'assemblea degli azionisti. L'influenza, conquistata nel tempo e applicata in modo ponderato, è invece uno strumento che usiamo ogni giorno”.

Quale è la logica di voto ed il processo di formazione della politica di T.RowePrice?

 

Al link T.RowePrice.com l’articolo completo a cura di D. Anderson, Head of Corporate Governance

 

PICTET: “La sfida di una gestione efficiente delle risorse idriche”.

In un’era caratterizzata dalla scarsità delle risorse e da una maggiore consapevolezza ambientale, le aziende dovrebbero fare di più per ridurre la loro impronta ecologica. Allo stesso modo, è essenziale che riducano il loro utilizzo di acqua.

La realtà in cui stiamo vivendo richiede la necessità di proteggere l’ambiente per le future generazioni. La riduzione delle emissioni di carbonio è un passaggio fondamentale da effettuare per la mitigazione dei rischi climatici e le aziende sono tenute a rispondere e adeguarsi alla pressione esercitata da normative, azionisti e scelte dei consumatori. Ma la riduzione delle emissioni non è l’unico problema da risolvere. La lotta per la sostenibilità deve affrontare la sfida dell’efficientamento nella gestione delle risorse idriche.

La prima priorità è misurare e confrontare l’utilizzo di acqua nei vari settori. Un punto d’inizio è l'utilizzo dei Limiti Planetari, un  modello che stabilisce limiti numerici per i nove fenomeni ambientali che più danneggiano il pianeta, dal cambiamento climatico e l’utilizzo di acqua potabile alla perdita di biodiversità e l’utilizzo del terreno.

Lo studio, sviluppato dallo Stockholm Resilience Center, indica che possiamo consumare in modo sostenibile fino a 4.000 miliardi di metri cubi di acqua potabile per anno – ampiamente in linea con gli attuali livelli di utilizzo, secondo alcune stime. Ma entro il 2030, si prevede che la domanda di acqua in tutto il mondo raggiungerà 6.900 miliardi di metri cubi, di molto superiore al livello di approvvigionamenti accessibili e affidabili. Circa un quinto di tutta l'acqua utilizzata è consumato dall’industria, il che significa che le aziende hanno un ruolo importante nel rimodellare l’utilizzo e il recupero di questa preziosa risorsa.

In questo contesto, gli investitori svolgono un ruolo centrale, sia nell’incoraggiare le società in cui investono ad adottare sistemi efficienti di gestione delle risorse idriche, sia nel selezionare attivamente società che hanno mostrato innovazione e progresso particolari in questo ambito. Gli investitori possono contribuire alla creazione di standard e alla promozione di prassi responsabili. Quindi, nonostante l’impronta ecologica stia assumendo sempre più importanza nella costruzione di un portafoglio, l’utilizzo dell’acqua potrebbe in futuro essere un criterio di scelta importante.

 

Al link AM.Pictet l’articolo completo a cura di M. Buffle, Senior Product Specialist e C. Lecamp, Senior Investment Manager.

 

ANIMA: “L’Italia emette il suo primo BTP verde”.

Anche l’Italia ha fatto il suo debutto nel mercato dei Green Bond sovrani dopo Francia e Germania con l’emissione, il 4 marzo, del primo Green BTP, emissione molto apprezzata dagli investitori con una domanda 10 volte superiore all’offerta. Il Green BTP è caratterizzato da una scadenza molto lunga 30 aprile 2045, da una cedola dell’1,50% ed è quotato sopra la pari.

Si tratta di un’emissione caratterizzata dall’etichetta verde proprio in virtù del fatto che ci sono alcuni aspetti che la collegano direttamente a benefici ambientali misurabili. Infatti, i proventi dell’emissione sono utilizzati per finanziare iniziative specifiche a impatto socio- ambientale positivo in settori molto ben definiti es. i trasporti, l’agricoltura sostenibile, le energie rinnovabili, il riscaldamento sostenibile, l’economia circolare e la riduzione dell’inquinamento, tutti i fattori che l’Italia ha considerato nel piano da 34,8 miliardi per il triennio 2018-2021.

 

Al link Anima.it il podcast completo.

 

GAM: “La musa dei mercati: Azioni e reazioni”.

Dopo essere salito al suo livello massimo di periodo (1,75%), il Treasury ha visto una temporanea inversione di tendenza. Il movimento dei tassi governativi USA rappresenta e continuerà a rappresentare una determinante fondamentale per la determinazione dei prezzi azionari, del cambio valutario e dei prezzi delle materie prime.

Il 18 marzo, nel “day after” della riunione della Fed, il rendimento del decennale statunitense ha toccato un livello di 1,75%. I mercati, che avevano iniziato la giornata 10 punti base più in basso, hanno mostrato così di non assegnare troppo peso alle dichiarazioni di Powell su un’inflazione “facilmente gestibile e non duratura”. Nei giorni seguenti qualcosa è però cambiato. È bene precisare che questa inversione ha per ora una natura tecnicamente fisiologica. Al di là delle tendenze di breve periodo, quel che ci preme maggiormente sottolineare è come in questo momento la valutazione dei diversi mercati dipenda essenzialmente da quest’unico parametro, con evidenti conseguenze sulla correlazione fra asset class.

In questo contesto, che influenza eserciterà l’evoluzione dell’inflazione? E che ruolo avrà il piano infrastrutturale delle politiche fiscali statunitensi negli sviluppi di mercato per i prossimi mesi?

 

Al link Gam.com l’articolo completo a cura di M. De Palma, Portfolio Manager di Gam

 

Da Alessia Vicario e Marco Chinaia Analyst in Quantalys Italia .